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lunedì 23 febbraio 2015

I "danni permanenti" e danni preesistenti.

 Dopo l'invasione dei barbari del Feyenoord a Roma e la vandalizzazione di alcune aree del centro storico, in particolare Piazza di Spagna con la Barcaccia del Bernini, spesso sui giornali veniva riportata questa immagine, indicando un presunto danno.

Foto 1. Immagine da Corriere.it

Visitando Google StreetView di Maps, possiamo notare la stessa fontana del Bernini nel 2014. Già restaurata ma con le stesse lacune, non imputabili dunque agli scontri delle recenti cronache nella loro interezza (così come riportato in foto 1).

Foto 2. Immagine da Google Maps (2014)
Ciò risulta compatibile con i ritrovamenti di soli due frammenti di travertino nella vasca. Dunque il danno c'è stato, ma non va immaginato secondo i danni "evidenti" riportati da alcuni organi di stampa. Aspettiamo dunque i risultati ufficiali della Soprintendenza.

mercoledì 11 febbraio 2015

FLASH: Se la fontanina antica diventa un mondezzaio

Una delle fontane pubbliche di Rovereto (TN), dopo secoli di Storia si ritrova circondata dai rifiuti. Differenziati però.
Un'altra collocazione per i bidoni no, eh?

La fontana in vicolo S,Maria a Rovereto (TN).

sabato 26 gennaio 2013

Sibari andava salvata prima

Torno ad occuparmi del caso di Sibari, tra l'altro poco o per nulla discusso sui media nazionali. Con un taglio ed un tono diverso dal precedente post.
18 gennaio 2013: sul sito della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria si legge un lapidario avviso: 

Nelle prime ore di stamani il fiume Crati ha rotto l'argine all'altezza del Parco del Cavallo a Sibari ed ha sommerso sotto metri d'acqua l'area archeologica.

L'emergenza è in corso e ancora non si può prevederne la fine né valutarne le conseguenze sul patrimonio archeologico. 

Poi nient'altro. Ma forse, visto che il sito archeologico di Sibari è il più importante della Calabria e direi trai maggiormente rilevanti in Italia, non era necessario prevenire? Il sito è adiacente al fiume, come è percepibile dall'immagine sottostante:


La storia dello scaricabarile burocratico e del mancato intervento (in particolare della sottovalutazione della gravità della situazione) di chi di competenza potete leggerla qui. Il succo è che, dopo la richiesta d'intervento del sindaco di Cassano del 10 dicembre scorso, per la messa in sicurezza degli argini del Crati e dell'Eiano, non si è mosso nulla. 
Pare inoltre che ad agevolare la fuoriuscita dell'acqua del Crati sia stata la presenza di agrumeti in terreni che non dovrebbero essere coltivabili, in quanto compresi nella zona demaniale o in zona di rispetto del parco archeologico. In buona sostanza, potrebbero essere abusivi.
Oggi si chiede l'intervento dello Stato dopo la catastrofe. Ma cosa si è fatto prima? Si è tutelata la ricchezza costituita dal parco? Si sono finanziati progetti di scavo per un area che potrebbe ancora svelare molto (ci sono numerose zone potenzialmente interessanti e non scavate) e trasformare Sibari in una ricchezza per l'intero Paese? Si sono sviluppate politiche che attraggano turismo verso l'area, magari per portare ricchezza alla regione? Mi chiedo ancora: i soldi per la messa in sicurezza del territorio dove sono stati investiti? 
Due cose sono rimaste alla Calabria su cui puntare per una crescita economica e socioculturale: il mare e le tracce della Magna Grecia. Entrambi sono sempre stati maltrattati sia dai cittadini che dalle istituzioni. Non sono mai state adottate politiche serie per la valorizzazione e la conservazione di queste risorse. Adesso si piangono i soldi.
Non ci si può ricordare dei miti del passato classico solo quando conviene, forse per non guardare in faccia la realtà e nascondere la testa sotto la sabbia; << se poi volete fare come gli struzzi, affar vostro. Ma io ve ne sconsiglio. Non è con la retorica che si progredisce >> diceva Pasolini ai Calabresi. 
E' giusto salvare Sibari dal fango. Dobbiamo farlo per la nostra dignità nazionale, per mostrare un segno, seppur estremo, di civiltà. Per la nostra storia che va curata e tramandata. Io l'appello per il salvataggio di Sibari lo firmo ed invito tutti a fare altrettanto. Ma non lo faccio per amore di quelle istituzioni che riceveranno il finanziamento, ma per amore della cultura, per sottrarre le tracce importanti della Magna Grecia dalla melma dell'ultima inadempienza di chi, quando sente Magna, forse pensa subito al denaro. 


giovedì 24 gennaio 2013

Il fango sull'antica Sibari e il manifesto dei geologi

Dopo le Primarie del FAI ed il manifesto "Ripartire dalla Cultura", il 22 gennaio viene pubblicato il "Manifesto dei geologi" da recepire nella campagna elettorale dei Partiti coinvolti nelle elezioni 2013. Secondo il Consiglio Nazionale dei Geologi, la crisi economica non può divenire l'alibi per rimandare la questione della buona gestione del territorio, troppo spesso carente in ogni parte d'Italia.
Il 17 gennaio il fiume Crati, tra i comuni di Cassano Ionio e Corigliano Calabro, esonda ricoprendo di acqua e fango il Parco Archeologico di Sibari, che raccoglie i resti della Greca Sybaris (709 a.C.), poi Thurii e la successiva città romana di Copiae.
I due eventi, per puro caso, si richiamano a vicenda. 

Gli Scavi di Sibari allagati - foto: Il quotidiano della Calabria

Il Manifesto dei geologi denuncia come il 10% del territorio italiano - in termini di superficie -  sia ad elevata criticità idrogeologica e che tale criticità interessi l'89% dei comuni. Si chiede la concreta attuazione di un ampio ed organico programma di prevenzione volto alla messa in sicurezza del nostro territorio nei confronti dei fenomeni naturali calamitosi.
Il parco archeologico di Sibari è il sito di una delle più importanti città della Magna Grecia; costituisce oggi uno dei siti archeologici più importanti in Italia. E' stato un campo scuola per generazioni di archeologi. Oggi è ricoperto da fango.

L'esondazione del Crati si ricollega a quanto denunciato dal Consiglio Nazionale dei Geologi, ma non invade una qualsiasi zona agricola, invade invece uno dei siti archeologici più importanti del nostro paese. Come è possibile lasciare un patrimonio come il nostro in condizioni di pericolo come queste? Non basta il degrado degli agenti atmosferici "fisiologico"; a questo si aggiunge il danno legato alla mancata prevenzione di chi dovrebbe averne competenza. 
Sull'argomento interviene Salvatore Settis su il Quotidiano della Calabria: <<Il disastro appena avvenuto riguarda l’ambiente, riguarda il paesaggio, o riguarda l’archeologia? O è nostra colpa aver considerato questi ambiti come separati, e non aver saputo congiungerli in un solo grande progetto, culturale, tecnico e politico, da gestire non all’insegna delle combriccole e delle amicizie, ma sotto la bandiera del bene comune? Non è nostra colpa aver rinunziato a proteggere l’ambiente, a mettere in sicurezza il territorio, a tutelare davvero i monumenti, tagliando i fondi come tutti i governi (compreso l’attuale) hanno fatto da anni e anni?
...omissis...
Se non sapremo adottare una cultura della prevenzione, vantarci della nostra storia (anche dei «nomi voluttuosi e atletici di Sibari e di Crotone») sarà stupido e vano. Peggio ancora: sarà ridicolo. Forse, anzi, lo è già.>>


Il Parco Archeologico di Sibari - foto strettoweb

Un gruppo di intellettuali ha indirizzato un appello al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Ministero dei Beni Culturali ed agli Enti competenti, per salvare il patrimonio sommerso dal fango, una volta rimossa l'acqua con le idrovore. Possono aderire tutti i cittadini inviando una e-mail all'indirizzo: salviamosibari@finedit.com indicando nome, cognome, professione e città di domicilio.

Salviamolo, il nostro Patrimonio!

venerdì 11 gennaio 2013

In Calabria emergenza rifiuti da mesi ed i media non ne parlano

La Calabria è commissariata per l'emergenza rifiuti da 15 anni. Si, quindici anni. Il commissariamento è per definizione temporaneo. Commissario, riporto da dizionario etimologico: quegli, alla cui fede è commesso il carico d'alcuna pubblica cura, ma il più delle volte temporaneamente e per qualche straordinaria contingenza.
Ma passiamo oltre. Le strade calabresi sono colme di rifiuti da mesi, ma non se ne parla a livello nazionale. D'altronde non vi è necessità, visto che alcun candidato alle elezioni politiche ha deciso di mettere al centro della campagna elettorale la "liberazione dai rifiuti" come accadde nel caso di Napoli nel 2008. O la Calabria ha meno importanza della Campania, o molti Calabresi sono abbastanza pecoroni da garantire in ogni caso un sostegno a quella formazione politica (Napoli era tradizionalmente di sinistra ed andava "conquistata"); oppure c'è menefreghismo e basta. 
In ognuno di questi casi i cittadini calabresi vivono una situazione devastante dal punto di vista dell'igiene e del decoro e nessuno ne parla. Le cause del problema sono prevalentemente legate al blocco ed al sovraccarico/malfunzionamento delle discariche calabresi.
I rifiuti ristagnano sui bordi delle strade, producendo del percolato sull'asfalto (e meno male che non siamo in agosto), per non parlare di chi - in preda alla disperazione - dà loro fuoco non rendendosi conto della quantità di diossine che tale combustione può produrre. 
Non ho creduto ai miei occhi nel momento in cui ho letto l'invito del Commissario ai cittadini in cui quest'ultimi venivano invitati a non abbandonare i rifiuti in strada ma trattenerli nel proprio domicilio. Se le Amministrazioni non sono in grado di risolvere il problema, le case dei cittadini devono diventare discariche?
Notizia del giorno è che nel Consiglio regionale qualcosa si muove verso la chiusura della "parentesi" commissariale del settore rifiuti e verso un nuovo piano per portare la situazione verso la normalità. Staremo a vedere.
Sarà sicuramente necessario, in ogni caso, iniziare ad intensificare la raccolta differenziata, le cui percentuali sono in Calabria tra le più basse in Italia. Colpa sia della mancanza di una politica che guardi all'ambiente, sia dei cittadini che non mal volentieri digeriscono la raccolta differenziata. Per molti il ciclo dei rifiuti termina nel bidone; quello che succede dopo non importa, basta che siano usciti di casa. Il tasso di raccolta differenziata per la calabria nel 2010 è stata del 12,4%, penultima in Italia, solo precedente alla maglia nera della Sicilia che si attesta al 10%. Solo per paragone, la regione che si posiziona al primo posto è il Veneto con un tasso che si avvicina al 60% (Fonte ISPRA 2012).
Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Salviamolo, l'ambiente!



video dal canale youtube di Jurim89 

martedì 8 gennaio 2013

Una nuova centrale idroelettrica in Val Trebbia?

La Val Trebbia. Una valle a cavallo tra Liguria ed Emilia, segnata dal percorso del fiume Trebbia, che nasce ai piedi del monte Prelà (GE). Si sviluppa e sfocia nel Po all'interno del territorio della provincia di Piacenza. Fu battezzata da Ernest Hemingway, nel 1945, la valle più bella del mondo
Piacenza ha una provincia meravigliosamente bella, che va custodita oltre che vissuta. La val Trebbia è tra le più suggestive e cariche di storia. Più volte è stata oggetto di tentativi di privatizzare parte del fiume che l'attraversa per produrre energia elettrica. Allo stato attuale esistono tre impianti attivi nella provincia di Piacenza. A questi si aggiungono due impianti incompiuti, uno dei quali è quello di San Salvatore (Bobbio). Qui negli anni '20 del Novecento furono eseguite le fondazioni di una diga, le gallerie di scarico e quella di alimentazione delle due centrali che dovevano operare. 
Oggi gli stessi ruderi della diga sono meta dei bagnanti, i quali frequentano nei mesi estivi quelle sponde in prossimità di San Salvatore, uno dei tratti più caratteristici e più frequentati durante l'estate, anche per la pulizia delle acque.
I meandri di San Salvatore, nei pressi dell'abitato di Brugnello, tra Bobbio e Marsaglia, costituiscono un complesso geologico con caratteristiche di singolarità e di spettacolarità paesaggistiche unici in Emilia Romagna. Qui troverete un maggiore approfondimento sulle caratteristiche ambientali e geologiche del luogo. 

Il suggestivo meandro di S.Salvatore, Bobbio (PC). Immagine tratta da http://www.piacenzamusei.it
L'area di San Salvatore è tra le più vincolate d'Italia dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Oggi si vorrebbe costruire una centrale idroelettrica sui ruderi della diga abbandonata negli anni Venti. Il progetto prevede l'innalzamento dello sbarramento esistente di 3 metri, trasformando in lago artificiale l'ultimo meandro di S.Salvatore. Inoltre accanto alla diga è prevista la costruzione di un edificio di 600 mq, previo sbancamento della collina. L'attuale mulattiera trasformata in strada camionabile. Questo è quel che si prospetta secondo il progetto dell' Ing.Friburgo di Genova. Pare che l'Amministrazione Provinciale, ente gestore dell'area, abbia intenzione di autorizzare la realizzazione dell'impianto. 
Qui trovate un comunicato del comitato contro la realizzazione. E' necessario far notare all'Amministrazione il totale senso di irresponsabilità che avrebbe il gesto di autorizzazione di una tale opera. I cittadini di Piacenza possono partecipare ad una raccolta firme, contro la realizzazione del progetto, presso:

Roberto Pesca v. Boselli 54 Piacenza
FIPSAS via Calciati 14 Piacenza
Libreria Fahreneit, Via Legnano Piacenza
Libreria Romagnosi, Via Romagnosi, Piacenza
Il Pane Quotidiano, Via Calzolai 25, Piacenza
La Pecora Nera, Via Calzolai 63/65, Piacenza
Punto Macrobiotico, Via Alberoni, Piacenza
L'Albero del Pane, Via X Giugno, Piacenza
Mondo pesca v. Padre Davide da Bergamo 1/a 29121 loc.S.Antonio Pc
Sede del Comune di Bobbio 
Cinema Le Grazie di Bobbio

Potete seguire gli aggiornamenti sulla vicenda sulla pagina facebook di Salviamo la Val Trebbia

Salviamolo, il patrimonio ambientale e paesaggistico dell' Emilia!